Centro Culturale Blaise Pascal

Dal Magistero

È, anzitutto, una esigenza della cultura. “L'uomo”, infatti, “vive di una vita veramente umana grazie alla cultura” (Giovanni Paolo II, Allocutio ad UNESCO habita, 6; die 2 iun 1980). Se la cultura è il luogo in cui la persona umana si umanizza ed accede sempre più profondamente alla sua umanità, ne consegue che la condizione fondamentale di ogni cultura è che in essa e mediante essa tutto l'uomo, l'uomo nella misura intera della sua verità sia riconosciuto: a fondamento di ogni cultura degna di questo nome sta questa affermazione, teorica e pratica, della persona umana.

Per il credente “solamente nel mistero del Verbo incarnato trova vera luce il mistero dell'uomo... Cristo, proprio rivelando il mistero del Padre e del suo amore, svela anche pienamente l'uomo a se stesso” (Gaudium et Spes, 22). E, pertanto, l'impegno culturale di un credente sarebbe sostanzialmente lacunoso se l'umanizzazione dell'uomo, che egli promuove mediante la cultura, non fosse consapevolmente orientata e diretta verso il suo compimento nella fede.

La cultura non è solo opera di singoli: essa è anche ed essenzialmente opera comune, frutto della cooperazione di molti. Il cristiano deve cooperare con tutti coloro che si impegnano per la cultura. Ma la condizione imprescindibile di questa cooperazione è il riconoscimento e il rispetto, da parte di tutti, della verità intera dell'uomo e della sua dignità. Quando si danno cooperazioni non rispettose di questa condizione non è all'uomo che si serve, ma ad ideologie distruttive dell'uomo: si tradisce, cioè, l'impegno culturale.

La fedeltà alla visione cristiana dell'uomo, insegnata dalla Chiesa, non isola ma, al contrario, rende effettivamente capaci di creare cultura vera: universalmente umana ed umanizzata. “Cristo, infatti, è morto per tutti e la vocazione ultima dell'uomo è effettivamente una sola: quella divina” (Ivi).

La sintesi fra cultura e fede non è solo una esigenza della cultura, ma anche della fede. Come ha insegnato il mio predecessore Paolo VI, “occorre evangelizzare – non in maniera decorativa, a somiglianza di vernice superficiale, ma in modo vitale, in profondità e fino alle radici – la cultura e le culture dell'uomo... partendo sempre dalla persona e tornando sempre ai rapporti delle persone tra loro e con Dio” (Paolo VI, Evangelii Nuntiandi, 20).

Se, infatti, è vero che la fede non si identifica con nessuna cultura ed è indipendente rispetto a tutte le culture, non è meno vero che, proprio per questo, la fede è chiamata ad ispirare, ad impregnare ogni cultura. È tutto l'uomo, nella concretezza della sua esistenza quotidiana, che è salvato in Cristo ed è, perciò, tutto l'uomo che deve realizzarsi in Cristo. Una fede che non diventa cultura è una fede non pienamente accolta, non interamente pensata, non fedelmente vissuta.

Giovanni Paolo II, ai partecipanti al Convegno Nazionale del MEIC sull'impegno culturale del cristiano (16 gennaio 1982)