Quel perdono trasformante
7 novembre 2025Fonte: L’Osservatore Romano
Anna Laura Braghetti, scomparsa a 72 anni, è stata una figura di spicco e tra le più efferate militanti delle Brigate Rosse. Nel 1978, a soli venticinque anni, partecipò al sequestro di Aldo Moro e, l'anno seguente, si rese responsabile dell'uccisione di due poliziotti a piazza Nicosia. Nel 1980, sparò a Vittorio Bachelet, vicepresidente del Consiglio superiore della magistratura, lasciandolo senza vita. Nonostante l'arresto nello stesso anno, la Braghetti rifiutò sempre di unirsi ai 'dissociati' o ai 'pentiti', intraprendendo invece un percorso di pentimento autentico e lancinante, consapevole del terribile male compiuto in nome di un ideale di giustizia. Nel suo libro autobiografico 'Il prigioniero', pubblicato nel 1998, descrisse il vuoto e l'orrore delle sue azioni, affermando: 'Dopo l’azione provai un senso di vuoto assoluto' e 'la mia punizione non è il carcere, ma quell’immagine. Sono condannata ad averla per sempre davanti agli occhi, e a non volerla scacciare'. L'incontro più significativo e trasformante avvenne in carcere con Adolfo Bachelet, fratello gesuita di Vittorio, che andò a cercarla. La Braghetti ricordò come 'Ai funerali di Vittorio Bachelet la famiglia perdonò gli assassini, pregò per me', e come da Adolfo ricevette 'una grande energia per ricominciare, e un aiuto decisivo nel capire come e da dove potevo riprendere a vivere nel mondo e con gli altri'. Successivamente, incontrò anche Giovanni Bachelet, figlio di Vittorio, che le disse: 'Bisogna saper riaccogliere chi ha sbagliato', un gesto di riconciliazione che la Braghetti commentò riconoscendo di aver ricevuto 'solo del bene' in cambio del danno irreparabile causato.
Articolo di
Lucio Brunelli → vedi tutti gli articoli
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